L'Europa nelle Marche

Le tendenze di voto in Italia e nelle province marchigiane


Le prime elezioni della Repubblica Italiana avvennero il 18 e 19 aprile del 1948 e videro la Democrazia Cristiana aggiudicarsi la maggioranza relativa dei voti, dando vita a una storia di governo lunga quasi cinquant'anni.
Il partito guidato da Alcide de Gasperi ottenne circa il 49% dei voti, mentre il Fronte Democratico Popolare (che vedeva l’unione del Partito Comunista e di quello Socialista Italiano) solamente il 31%. Al terzo posto si sedette l’Unità Socialista che raccolse il 7% circa del consenso dei votanti. La Democrazia Cristiana rimase al potere fino al 1994, anno di suo scioglimento che vide la sostituzione del partito anticomunista per eccellenza in favore di un blocco di centro-destra più frammentato, che comprendeva Forza Italia, Lega, Alleanza Nazionale e Centro Cristiano Democratico.
Un’unità di centro-sinistra riuscì a sconfiggere la coalizione di destra solamente nel 1996, quando L’Ulivo, un'alleanza elettorale fondata da Romano Prodi, Massimo d’Alema e Francesco Rutelli, superò di un punto percentuale (43.39% contro 42.7%) la futura opposizione.
La partecipazione dei cittadini italiani alle elezioni politiche è andata scemando col tempo e attualmente si trova ai suoi livelli più bassi.
Nelle elezioni politiche del 1948 il tasso di affluenza fu del 92%, mentre in quelle del 2022 si attesta al 64%: un crollo di 30 punti percentuali. La disaffezione alla partecipazione politica sembra essere iniziata a cavallo tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80, mentre l’acme dell’astensionismo è sicuramente più recente.


L’astensionismo alle elezioni europee si è sempre rivelato leggermente più elevato rispetto a quello delle politiche nazionali; infatti, già dal 1979 il tasso di affluenza era dell’86% contro il 90% di quello relativo alla Camera e al Senato. Nelle ultime elezioni europee solamente il 49.7% degli aventi diritto si è recato alle urne: quasi 40 punti percentuali in meno.
È la prima volta nella storia della Repubblica Italiana che meno della metà degli elettori ha partecipato al voto.


L'Italia non è tra i paesi con il più alto tasso di astensionismo. Concentrandosi su quelli dell’Unione Europea si nota che l’Olanda presenta un’affluenza davvero bassa, giungendo a elezioni europee dove solamente il 30% della popolazione ha votato.


Le recenti elezioni europee hanno incoronato come vincitrice la lista di Giorgia Meloni, che ormai stacca di circa 20 punti percentuali gli alleati di governo Antonio Tajani e Matteo Salvini.
Le nuove elezioni verranno ricordate soprattutto per l’ascesa delle destre: in Francia, Rassemblement National, il partito nazionalista guidato da Marine Le Pen ha ottenuto il 31.4% dei voti; Alternative fur Deutschland, gruppo che presenta fazioni accusate di neonazismo, è diventato il secondo partito più votato in Germania.
In Italia, Fratelli d’Italia ottiene quasi il 30% dei voti totali, ottenendo 14 seggi nel Parlamento Europeo, lo stesso numero di seggi che la Lega perde. Al secondo posto c’è il Partito Democratico con il 24% delle preferenze e 5 seggi ottenuti; altro risultato degno di nota è quello di Alleanza Verdi e Sinistra che riesce a guadagnare 5 seggi.
Restano seduti fuori dal Parlamento Stati Uniti d’Europa e Azione (Siamo Europei) che non superano la soglia del 4% e impediscono all’Italia di avere forze centriste e interessate ai diritti civili nel dibattito europeo.
Il Movimento 5 Stelle ottiene 3 seggi.


Il 2024 è stato anche il primo anno in cui è stata concessa la possibilità di voto ai fuorisede; gli studenti che abitano in luoghi diversi dalla residenza erano impossibilitati, fino all’anno corrente, di esercitare il voto, se non tornando nelle rispettive case.
In Turingia, in Germania, i giovani si sono diretti a destra e ben il 46% di loro (compresi i sedicenni ammessi a votare per la prima volta) hanno optato per AfD; in Italia avviene il contrario.
L’opportunità del voto a distanza ha permesso la distinzione tra la media italiana e gli studenti fuorisede, mostrando le differenze di voto tra gli universitari e il complesso dei cittadini.
Il risultato più evidente è quello relativo ad Alleanza Verdi e Sinistra: considerata l’Italia nella sua interezza i voti presi dalla lista di Fratoianni e Bonelli corrispondono circa al 7% dei voti totali, ma, entrando nel dettaglio delle preferenze degli studenti fuorisede, questa percentuale sale al 40%. Il grande apprezzamento per AVS può essere dovuto anche alla sua posizione in difesa del popolo palestinese.
Giorgia Meloni non può ringraziare gli universitari: solamente il 3% dei fuorisede ha deciso di votare per FdI e ancora meno di schierarsi con un partito di destra o centro-destra.
SUE e Azione (SE) avrebbero superato di gran lunga la soglia di sbarramento se venisse considerato solamente il voto dei fuorisede, riuscendo infatti a ottenere rispettivamente l’8% e il 10%.
In generale, la tendenza degli studenti italiani in politica è quella di guardare a sinistra e al centro e i risultati di queste elezioni lo dimostrano.




Geograficamente parlando è il Veneto la regione che ha fornito più supporto a FdI e la Campania quella che ne ha concesso di meno.
Nel Nord Italia il partito di Meloni ha vinto senza grandi difficoltà, ad eccezione della roccaforte rossa dell’Emilia Romagna dove non è riuscito a sfondare e si è limitato al 28% dei voti, contro il 36% di quelli dati al PD.
Anche il Centro Italia ha scelto Meloni: la Toscana, regione tipicamente di sinistra, non è riuscita a modificare il trend nazionale e ha concesso il 27% dei suoi voti a FdI e solamente il 21% al PD.
Nel Sud e nelle Isole il supporto al primo partito è inferiore. È notevole il risultato della Puglia che consegna quasi il 34% dei suoi voti al PD, seconda solamente all’Emilia Romagna.


Nelle Marche FdI prende quasi tutto: Pesaro e Urbino è l’unica provincia dove il PD riesce a superare il primo partito nazionale. Ancona non riesce nello stesso intento per circa 3 punti percentuali, ma fa salire i voti per AVS, contribuendo con circa il 7% delle preferenze.
Macerata è al primo posto per quanto riguarda il sostegno a Meloni: il 36.4% ha votato per il suo partito e solamente il 20.7% per quello di Schlein.




Le Marche appaiono spezzate in due: il Nord sembra ricevere le influenze della vicina Emilia e preferire il PD a FdI, mentre il Sud fa l’esatto contrario. Tra le due province confinanti di Ancona e Macerata le differenze sono sostanziali. Nella prima il 31% e il 27% dei cittadini ha deciso di votare rispettivamente per FdI e Pd, nella seconda gli stessi partiti sono stati votati rispettivamente dal 36% e dal 20% degli elettori. Se ad Ancona lo scarto di preferenza tra i due principali partiti è solamente di 4 punti percentuali, a Macerata è 4 volte tanto.

Ciao!


Mi chiamo David, sono uno studente di Statistica e in questo sito raccoglierò le mie analisi su argomenti che trovo di mio interesse.

I motivi principali che mi hanno spinto a pubblicare le mie ricerche sono il voler dare ordine a ciò che prima vagava solamente tra le cartelle del desktop e condividere con gli altri i risultati delle suddette indagini.

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