La morte nelle carceri italiane
I dati dal 2002 al 2024
L'articolo 27 della Costituzione italiana stabilisce principi fondamentali per il sistema penale, affermando che la responsabilità penale è personale e che un individuo è considerato innocente fino alla condanna definitiva. Inoltre, sottolinea che le pene devono rispettare il senso di umanità e mirare alla rieducazione del condannato, escludendo categoricamente la pena di morte.
Tuttavia, la realtà del sistema carcerario va oltre tali principi costituzionali. La custodia cautelare, motivata da rischi di reiterazione del reato, fuga o inquinamento delle prove, può portare a privare un individuo della libertà. Questa misura, inizialmente pensata per proteggere la società, solleva questioni etiche sulla definizione di ciò che è nocivo per la comunità e chi ne è responsabile.
Statisticamente, solo una piccola percentuale di detenuti in Italia - il 10% - è coinvolta in reati gravi, mentre la maggioranza proviene da strati svantaggiati della società. La mancanza di adeguati percorsi di istruzione e formazione nei penitenziari contribuisce al tasso elevato di recidiva, evidenziando la mancanza di effettiva rieducazione.
Il terzo comma, che proibisce trattamenti contrari al senso di umanità, riflette l'importanza di riconoscere i diritti dei detenuti. Tuttavia, episodi come quelli verificatisi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sollevano dubbi sulla tutela di tali diritti e sollecitano una riflessione sul ruolo dello Stato e la necessità di riforme.
Un dato importante riguardo la condizione di vita nelle carceri è quello che ci dice quanti detenuti decidono di uccidersi. Nel 2022, ci si è uccisi circa 15 volte in più rispetto alla popolazione generale.
Il suicidio è la causa principale di morte per tutti gli individui con meno di 60 anni: nella fascia 19-25 anni le morti per suicidio sono 5 volte più numerose rispetto alla seconda causa - causa da accertare - e 15 volte più numerose rispetto a chi muore per malattia. Dai 26 ai 59 anni, le morti per suicidio sono invece circa il doppio rispetto a quelle di cui la causa è da accertare.
In generale, morire per mano proprio è la causa principale di decessi all'interno delle carceri italiane ed è spesso seguita da tutte le morti di cui non si conosce ancora la causa. Insieme, queste due cause costituiscono la quasi totalità delle morti in ogni singolo anno.
Il grave malessere all'interno delle carceri, evidenziato dal tasso di suicidio molto superiore rispetto alla popolazione generale, sottolinea l'urgenza di affrontare le problematiche strutturali e psicologiche del sistema penitenziario. La necessità di un'analisi critica del monopolio della forza da parte dello Stato diventa evidente, con l'obiettivo di promuovere una reale riabilitazione e rispetto dei diritti umani anche di coloro che sono privati della libertà.
Ciao!
Mi chiamo David, sono uno studente di Statistica e in questo sito raccoglierò le mie analisi su argomenti che trovo di mio interesse.
I motivi principali che mi hanno spinto a pubblicare le mie ricerche sono il voler dare ordine a ciò che prima vagava solamente tra le cartelle del desktop e condividere con gli altri i risultati delle suddette indagini.
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